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Una casa di 100 mq a 100.000 euro... E' un progetto già visto!

17/03/2012 _ SPAZI con il Giornale di Brescia

LA CASA GIALLA MATERIALI, FORME E PROPORZIONI CREANO UN NUOVO VIVERE PROGETTO D’ARCHITETTURA CHE SCOPRE NECESSITA’ PRIMITIVE E PROPONE ...

LA CASA GIALLA

MATERIALI, FORME E PROPORZIONI CREANO UN NUOVO VIVERE

PROGETTO D’ARCHITETTURA CHE SCOPRE NECESSITA’ PRIMITIVE E PROPONE IL RITORNO ALL’ESSENZA

Il potere magico dell’architettura sta nel volgere sguardi nuovi a luoghi già scritti, interpretare spazi per riferire concetti, azzardare soluzioni a bisogni non sempre espressi.

Il progetto Yellow Submarine di estudoquarto_Studio di Architettura si inserisce nella nostra città come esperimento e messaggio. Incastrato tra le mura di un classico appartamento bresciano anni ’60 questo lavoro si connota di una nuova concezione di pensiero e di vita e sovverte gli ordini tradizionali attraverso la purezza di una visione.

“La sua semplicità non è una maschera” racconta l’Architetto Marcio Tolotti che con Enrico Romanenghi ne ha curato progettazione e realizzazione. “Questo progetto d’architettura, spiega, nasce come proposta per il superamento di una condizione di disordine attraverso la trasformazione in disciplina. L’espressione di una concezione della forma basata su modularità e proporzioni corrette connota gli oggetti di un carattere riservato e semplice per proporre agli ambienti un’austerità nuova fatta di misura e ordine”.

Attraverso la funzionalità delle forme e la valorizzazione dello spazio “vuoto” il lavoro architettonico di Tolotti propone un’alternativa al confort borghese e scardina gli ideali del consumismo. L’ambiente, che viene riscritto come continuo e primitivo, si afferma privo di ostentazione all’uomo che qui può vivere una nuova relazione con le cose affermando una propria individualità contrapposta alla standardizzazione. Così l’eliminazione del superfluo si realizza nell’aspirazione alla semplicità e si concretizza nei materiali naturali e monocromi utilizzati per cingere l’ambiente.

Le situazioni che si generano in queste stanze sono statiche ma complete e inducono ad un intenso dinamismo generato invece da prospettive molteplici e sovrapposizioni materiche. Ogni singolo elemento di questi ambienti è stato creato e posizionato in stretto dialogo con l’intero spazio; gli arredi sono solo i necessari e generano nell’ambiente una spirale continua che libera lo spazio per riempirlo di vita. Da un punto di vista tecnico, infatti, anche gli arredi sono modulari e costruiti in maniera razionale e senza sprechi.

Tutte le parti di questo progetto implicano così un “tutto” che riferisce della volontà, manifestata attraverso ogni aspetto della costruzione, di diventare il riflesso di un nuovo modo di vita.

La concezione di semplicità qui si contrappone alla tendenza moderna che fa della particolarità e differenziazione degli oggetti un punto cardine per lo stile. L’inclinazione tipicamente Zen di questo lavoro conduce cioè a preferire spazi ed ambienti valorizzati attraverso il “semplice” e il “vuoto”.

La struttura di quest’opera d’architettura si poggia sull’interazione tra opposti: materialità contro immaterialità; masse pesanti contro superfici lisce quanto la carta. La scelta di utilizzare due soli materiali semplifica i mezzi espressivi; la selezione della pietra e del legno come materiali mostra l’intento di attribuirvi un significato che è assimilabile al “ tutto” della natura.

Così il legno diventa sfondo principale della scena e si pone in contrasto con la convenzionalità degli alloggi privi di una qualsiasi identità per opporsi al presupposto per cui la case e i suoi oggetti sono come “pelle” per chi li vive. La decisione di utilizzare, specificatamente, assi di abete lamellare tre strati normalmente usato in edilizia per casserare muri in cemento armato è legata proprio alle sue specifiche caratteristiche intrinseche che lo rendono in grado di riflettere, molto meglio di altri, la forza del concetto comunicato.

Quest’architettura quindi incarna un duplice movimento: accoglie la vita quotidiana senza coprirla di superfluo ma la avvolge caricandola di simbolico.

Il progetto Yellow Submarine si allontana perciò dall’esistente per ridisegnare uno spazio continuo scandito solo da nuovi setti modulati e da vere casseforme che, per il loro uso comune, sono considerate povere ma coniugano caratteristiche di economicità e resistenza. Queste proprietà unite alla loro finitura monocromatica permettono di creare arredi dotati di personalità propria che si mostra in fresature ed incastri per indicarne il percorso costruttivo .

In questo continuum identitario il mobilio funzionale in legno, liberato da ogni vincolo, poggia pesante sul fondo monotono di elementi cementificati in pietra grigia che sono messi in dialogo con i piani orizzontali color cemento per comunicare peso, staticità, austerità.

Ed è così che i pannelli per casseforme si reinventano come “funzione, finitura e riverbero di polvere d’oro, pietra e cenere negli elementi sparsi” per divenire gli elementi fondanti di una nuova filosofia dell’abitare che punta all’essenza di necessità primitive attraverso scelte ecologiche di riutilizzo.

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