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Puzzle: "Il design non esiste"

Mi spaventa sapere di condividere l’assenza di una posizione chiara e lucida sul problema . Bisogna spostare la discussione sul terri...


Mi spaventa sapere di condividere l’assenza di una posizione chiara e lucida sul problema. Bisogna spostare la discussione sul territorio del bisogno, non confido che il “linguaggio” possa salvare un paese di sordomuti. Iniziare il puzzle senza la scatola equivale ad un fallimento assicurato. Mi dedicherei piuttosto a sistemare i cocci del nostro vasetto preferito.
Invasione di campo. Ecco cosa succede quando si è deboli per reagire.


Il design ha invaso, superato il limite.

Di norma ritengo sano l’atto di uscire dai confini, tangibili o meno, sia buona cosa, prendo atto dell' incapacità diffusa di distinguere l’accessorio dall’essenziale. E’ palese che in assenza di sostanza, carenza di concetto, paura della poesia, ci si affidi a uno o più surrogati nella speranza di elevare l’insoddisfazione a gioia di vivere. Prodotti abbaglianti, scaturiti da buoni progetti o più spesso da ineccepibile marketing, riempiono le costruzioni nella speranza vana che queste possano chiamarsi architetture. Riferiamoci alle case: non bastano bei divani, ardite librerie, tavolo e sedie di una prima firma del design perché scaturisca architettura. No! Questo assioma è la morte di una qualsiasi futura architettura. Questa riproducibilità e spirito emulativo sterilizza alla radice la necessità di pensare alla scatola ancor prima di spargere i pezzi alla rinfusa. Non a una scatola di cui ammiro il suo fuori in un’occhiata, ma di un contenitore solido di cui apprezzo la struttura, i suoi angoli all’interno, la sua capacità contenitiva, la sua resistenza alla pressione.

Ecco il design è un puzzle di cui non si trova la scatola, o quando si ha la scatola dentro si scoprono infinite tessere non sue. In quest’ottica credere che ingranando una manciata di pezzi sia un preludio per la vittoria finale ci distoglie dalla amara verità. Questi momenti sono palliativi della felicità. Siamo in assenza di architettura, mancano i contenitori, manca il desiderio di possedere il pacchetto completo, manca la domanda e c’è scarsità di offerta.

Ora posso affermare: il design non esiste! Non esiste per ciò che importa all’architettura, alla flebile speranza che si ritorni a progettare per la ricerca di verità e non per necessità di fare grandi divani, teiere, o enormi vasi.
Perché di ciò si tratta, di improbabili disegni a grande scala, di oggetti ingranditi e riempiti di programmi funzionali. Temi ricorrenti in cui facciate si copiano a vicenda, i grandi architetti crivellano di colpi una cortina edilizia ed ecco che spuntano come funghi le cattive copie. Gli esempi premiati nel residenziale sono “serpentelli” che cambiano solo pelle in ragione di dove strisciano, edifici miseramente risolti all’interno.

Nessuna attenzione alla vita e a come questa possa cambiare in meglio. Accontentiamoci di guardare i prospetti movimentati piuttosto che indagare le planimetrie: la certezza è di trovare il nulla cosmico!

m.t.

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